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Dottoressa
Psicologa dell’area Neuropsicologica

Dimentico spesso le cose… Ho la demenza?

Dott.ssa Aida Andrisani

Dimentico spesso le cose… Ho la demenza?

Capita a tutti di dimenticare qualcosa, un nome o un appuntamento, capita a tutte le età

Spesso accade perché si è un po’ distrattifrettolosipieni di impegni o stressati.
Quando, però, le difficoltà di memoria sopraggiungono al progredire degli anni, quando si invecchia, viene da chiedersi se queste sono dovute ad una normale défaillance quotidiana oppure si tratta dei primi segni di difficoltà più grandi, legate ad un invecchiamento patologico.

Che cosa si intende per “invecchiamento patologico”? 

Si parla di invecchiamento patologico nel momento in cui i normali cambiamenti fisici e cognitivi che intervengo con l’avanzare dell’età si presentano in modo più accentuato, si sommano a stati organici morbosi, insorgono difficoltà che interferiscono con le attività di vita quotidiana, e tendono a progredire in senso degenerativo.

Quali possono essere i primi segnali di un “invecchiamento patologico”?

Solitamente le prime difficoltà che si notano in una persona che potrebbe sviluppare una forma di demenza riguardano le capacità di MEMORIA. Nello specifico, le prime difficoltà riguardano la capacità di apprendere nuove informazioni e ricordare date, appuntamenti e cose da fare (memoria prospettica). Inoltre, si nota come la persona in questiona tende a dimenticare di aver “già chiesto” o “già fatto” qualcosa, risultando così ripetitiva agli occhi di chi le sta intorno. Spesso dimentica dove ha riposto oggetti di uso quotidiano, pensa di averli persi ed ha oggettive difficoltà nel ritrovarli, oppure tende ad accusare chi le sta intorno di averli spostati o rubati.

Non in tutti i casi, però, il primo sintomo è legato alla memoria. Delle volte è il LINGUAGGIO ad essere colpito primariamente, ove gli episodi in cui la persona si interrompe mentre parla, e avverte quella sensazione di avere quella parola “sulla punta della lingua”, aumentano.

Le difficoltà a reperire il nome di oggetti o persone (anomia) possono delle volte rendere il discorso poco comprensibile per chi ascolta. Le persone che iniziano ad avere delle difficoltà nell’esprimersi, e delle volte anche nel comprendere quanto gli viene detto, tendono a ridurre sempre più la loro iniziativa verbale e le occasioni di scambio con gli altri.

Con l’arrivo del pensionamento e la riduzione delle attività quotidiane, spesso si presentano difficoltà nel ricordarsi la data del giorno corrente, recuperare l’ordine in cui sono avvenuti degli eventi nel tempo o anche nella stessa giornata. Insieme a frequenti incertezze circa la posizione dei luoghi nello spazio, le distanze e i percorsi. Tali difficoltà sono da ritenersi un campanello di allarme ove il disorientamento è tale da non permettere alla persona di ri-orientarsi in autonomia con ausili vari, oppure nei casi in cui si ripetono più volte nell’arco di una giornata e se riguardano percorsi e luoghi noti ed abitualmente frequentati.

Da un punto di vista comportamentale, altri aspetti che possono presentarsi in queste prime fasi sono la tendenza ad accumulare gli impegni e le cose da fare, lasciarle irrisolte o incomplete, difficoltà nella gestione delle incombenze domestiche, maggiore fatica a portare a termine compiti prima di allora facili e routinari. Tali aspetti derivano da difficoltà a carico delle capacità attentive, difficoltà di concentrazione e labilità, difficoltà a tener a mente più informazioni contemporaneamente, elaborarle e modificarle per raggiungere uno scopo (working memory).

Possono, inoltre, presentarsi diminuite la capacità di giudizio e l’attenzione verso la cura del sé e delle proprie cose, apatia, flessione del tono dell’umore o instabilità degli stati emotivi.

Cosa fare se si notano alcune di queste difficoltà?

Nel caso leggere questa lista ti abbia fatto venire in mente uno o più episodi che ti riguardano, o che riguardano un tuo caro, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico di base. Oppure consultare un neurologo che, se lo riterrà opportuno, potrà prescriverti una serie di esami con cui è possibile capire l’origine delle difficoltà notate.

L’iter diagnostico che si attiva nel caso di una sospetta demenza prevede esami neuroradiologiciematici ed una valutazione delle funzioni cognitive.

Attraverso una valutazione delle funzioni cognitive approfondita è possibile comprendere se le difficoltà di memoria, attenzione, linguaggio, programmazione e risoluzione dei problemi sono dovute alla presenza di un deficit delle funzioni cognitive dovuto all’insorgere di una demenza o sono espressione di altri disturbi o necessità (es. stati dell’umore depresso, stati di stress prolungato, ecc.).

Perché è importante una diagnosi precoce nella demenza?

Nonostante l’interesse scientifico verso forme di prevenzione e cura di malattie come l’Alzheimer sia sempre in crescita, non sono molti i risultati raggiunti.

Non esiste una cura farmacologica efficace nell’arrestare la malattia, ma solo molecole capaci di rallentare alcuni dei meccanismi di degenerazione noti.

Parallelamente, le terapie non farmacologiche, la stimolazione cognitiva ed in generale uno stile di vita sano e attivo, sembrerebbero acquisire sempre maggiore importanza in programmi volti alla prevenzione del decadimento cognitivo, al rallentamento di forme degenerative ed alla conservazione delle abilità di base della vita quotidiana il più a lungo possibile.

Una diagnosi precoce permette di pensare per tempo a quali strategie vogliamo mettere in atto per affrontare il cambiamento, permette di prendere decisioni, sentirsi più pronti rispetto all’insorgere di problematiche comunque sempre poco prevedibili.

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